bagnoregio e civita
Preistoria
I primi reperti che testimoniano tracce di vita umana nel territorio di
Bagnoregio appartengono al Neolitico (6000-3000 a.C.).
Troviamo: utensili, armi in selce comprendénti cuspidi di frecce, piccole lance,
coltelli, raschiatoi e asce.
In questa epoca preistorica l'uomo primitivo comincia, con l'acquisizione
dell'agricoltura, a «svincolarsi» dalla natura e a dominare l'ambiente
adattandolo alle proprie esigenze.
Per la prima volta gruppi umani, che per centinaia di migliaia di anni avevano
seguito la migrazione degli animali da cui trarre nutrimento, si riuniscono
insediandosi stabilmente in villaggi.
A Bagnoregio «sotto un cielo sì bello, sopra sì ridenti colline, in mezzo ad
aria sì pura, in una terra che sì abbondantemente risponde alle speranze
dell'agricoltore...» (G.M. Quintarelli), l'uomo del neolitico trova
evidentemente l'ambiente ideale per costruirvi un villaggio fatto di capanne.
Periodo etrusco e romano
Del periodo etrusco non si hanno notizie certe ne sulla consistenza pè sul nome
dell'insediamento. Alcuni storici del '500 (un po' fantasiosi) tuttavia
identificano Bagnoregio con la città etrusca denominata da Plinio il Vecchio
Novempagi (città dai nove borghi).
I ritrovamenti di resti di costruzioni e tombe con suppellettile funeraria,
databile intorno al VII - V sec. a.C., attestano la continuità di vita anche in
questa epoca, probabilmente sulla sommità del colle ove sorge Civita.
Importanti sono le tombe a camera sepolcrale, scavate a grotta, nelle rupi di
Civita e di Bagnoregio, quelle rinvenute in località Palazzone e in contrada
Mercatello.
Qualche studioso moderno ipotizza l'ubicazione a Civita del Fanum Voltumnae (mai
identificato con certezza), centro religioso e civile della confederazione
etrusca (dodecapoli) , di cui fa parte Volsinii (Orvieto) con i suoi
possedimenti, tra i quali Bagnoregio. Volsinii etrusca ed il suo territorio
passano definitivamente sotto il dominio romano nel 264 a.C. ad opera del
console M. Fulvio Flacco; distrutta è ricostruita in Bolsena (Volsinii Novi).
Una densa popolazione deve aver abitato Bagnoregio nel periodo romano e ne sono
testimonianza i numerosi cippi funerari, le lapidi, i sarcofagi, e le numerose
tombe del tipo a colombario (con le nicchie disposte in file regolari per
contenere le urne cinerarie), specialmente quelle esposte a sud di Bagnoregio,
di Civita e del Colle di Trucinano.
Durante il tardo impero trova sempre più seguito e si diffonde tra la
popolazione, nonostante le feroci persecuzioni degli imperatori romani, la nuova
religione cristiana.
Nel 303 d.C. il primo evangelizzatore di Bagnoregio, S. Ansano romano, della
famiglia degli Anici, compie conversioni e miracoli, prima di recarsi a Siena,
dove subisce il martirio sotto Diocleziano e Massimiano.
Nel 360 (?), una figura molto popolare nella Tuscia è S. Donato, vescovo di
Arezzo, titolare dell'antica cattedrale di Civita; il suo culto si diffonde in
seguito alla conversione in massa dei popoli italici al cristianesimo.
Il medioevo
Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente (476 d.C.), nel VI secolo, si
assiste in Italia alla nascita dei regni romano-barbarici. Il primo quarto di
secolo è dominato dalla forte personalità di Teodorico, re degli Ostrogoti, che
governa la nostra regione con saggezza e cultura.
Alla morte di Teodorico assume la reggenza sua figlia Amalasunta che sposa e
associa al regno il cugino Teodato (533 d.C.), il quale nel 535, la relega nella
fortezza dell'isola Martana e la fa uccidere.
I Goti si insediano nella Tuscia e la difendono attraverso un sistema di
capisaldi militari: tra i più importanti della zona risultano Orvieto, l'isola
Martana e il Castrum di Balneum-regis (Bagnoregio).
In questo periodo Bagnoregio conosce un intenso incremento di popolazione, anche
per l'abbandono di Volsinii Novi, distrutta dai barbari nel V sec.
Alla fine del VI sec. la città si erige a diocesi ed è ricordata per la prima
volta con il nome di Balneum-regis, da una lettera di S. Gregorio Magno al
vescovo di Chiusi, nella quale si fa il nome di Giovanni, primo vescovo di
Bagnoregio. La tradizione vuole che il nome antico di Bagnoregio, si riferisca
ad un impianto termale nelle cui acque un re avrebbe recuperato la salute. Si
tratterebbe, però, di~un re goto e non di Desiderio, re longobardo sconfitto da
Carlo Magno, come viene comunemente ricordato. «Bagnoregio potrebbe pure essere
stata così chiamata dai suoi bagni eccellenti (regii), probabilmente negli
ultimi anni della republica o nei primi secoli dell'impero, quando i bagni erano
in gran voga» (F. Macchioni). (Il nome di Bagnoregio - comprendente
le contrade di Rota, Mercato e Civita - volgarizzato a partire dal XVI sec. in
Bagnarea e Bagnorea, viene ripristinato nel 1922).
Alcuni ritrovamenti archeologici e studi recenti attestano l'importanza
economica e militare di Bagnoregío nell'ambito dei possedimenti goti.
Seguono gli anni della restaurazione bizantina, fino a quando irrompono in
Italia i Longobardi, i quali, dopo la definitiva conquista di Orvieto e di
Bagnoregio ad opera di Agilulfo, nel 605, controllano gran parte del territorio
della Tuscía (Tuscia longobarda). Vi restano fino al 774, anno in cui Carlo
Magno, re dei Franchi, sconfigge Desiderio, ultimo monarca longobardo,
riconfermando al Papa la donazione fattagli dal padre dei territori di Orvieto,
Bagnoregio, Ferento, Viterbo ed altri luoghi.
Al 774 si fa anche risalire la nascita dello stato pontificio. Numerosi reperti
archeologici attestano la permanenza longobarda a Bagnoregio. In località S.
Lucia (presso Pratoleva) il prof. Cagiano De Azevedo, negli anni ' 70, rinviene
due case longobarde e una necropoli.
A Civita si conservano alcuni frammenti architettonici altomedioevali,
probabilmente appartenuti all'antica cattedrale di S. Donato.
Nei tempi duri delle invasioni barbariche per fronteggiare le difficoltà
quotidiane, si afferma un complesso fenomeno che va sotto il nome di
monachesimo. Il monachesimo a Bagnoregio è attestato a partire dai primi anni
del secolo IX, e vi sono le celle benedettine di S. Nicola (attuale cattedrale),
S. Clemente, S. Maria de Valle, S. Salvatore, S. Valentino, S. Silvestro, S.
Cristina, S. Cipriano (Vetriolo), S. Maria in Capita (La Magione).
I monaci benedettini scompaiono da Bagnoregio e dal suo territorio tra 1'XI e il
XII secolo, lasciando il posto ad altri ordini religiosi.
Alla morte di Carlo Magno, le lotte fratricide che ne seguono alimentano
l'egoismo e l'avidità dei signori che hanno avuto in assegnazione le terre
(feudi).
La terra diviene l'unica forma di ricchezza e i suoiprodotti l'unica merce di
scambio. Il feudatario stabilisce le attività agricole e le relative modalità di
coltivazione: nessuno può prendere un'inziativa senza il suo consenso. Feudatari
di Bagnoregio e del suo contado sono i conti Monaldeschi.
Secondo gli storici i Monaldeschi hanno origine incerta; alcuni li vogliono far
discendere dai Franchi, altri dai Longobardi, altri ancora da ricchi mercanti
orvietani.
Tra la fine del secolo XI e la metà del secolo XII, le profonde trasformazioni
sociali portano alla costituzione di un nuovo ordinamento politico: il Comune,
all'interno del quale il potere non è più esercitato da una sola persona - il
feudatario - ma dai rappresentanti della media e piccola borghesia.
Con la nascita dei comuni, i feudatari perdono gran parte del loro potere, come
accade ai conti di Bagnoregio (Monaldeschi) allorchè «Intorno all'anno 1150
erettasi Bagnoregio a libero comune sotto l'alta supremazia dei Papi, i due
fratelli Adinolfo e Rainaldo, più frequentemente chiamato Raniero, dal nome del
padre, perdutone il dominio si recarono presso Celleno per addivenire fra loro
alla divisione dei beni patrimoniali ...» (G. Capocaccia).
Adinolfo, l'ultimo conte di Bagnoregio, dona nel 1161 (?) al popolo radunato
sull'antica piazza di Civita, gli ultimi castelli che possiede, dopo aver
abdicato e avergli riconosciuto tutti i diritti: aE Bagnoregio vestì Adinolfo,
in segno d'onore, di panno rosso, color fiammante del suo vessillo».
La vita economica e sociale dei comuni è regolata da un insieme organico di
norme detti statuti. Gli statuti di Bagnoregio del periodo medioevale, a noi
pervenuti, sono quelli della Comunità del 1373 (pubblicato nel 1922), e delle
Arti del 1400.
A partire dalla fine del XII sec. i potenti comuni di Viterbo (ghibellini) e
Orvieto (guelfi) si contendono la supremazia della Tuscia; e Bagnoregio e la
Teverina, per la loro particolare posizione strategica, diventano teatro di
sanguinose battaglie.
I piccoli castelli, si sottomettono spontaneamente o con la forza a Viterbo e ad
Orvieto, mentre le comunità maggiori sono costrette ad allearsi all'una o
all'altra città. Bagnoregio si schiera con Orvieto.
Nel 1211, i Monaldeschi, famiglia aristocratica guelfa, tentano la scalata al
potere della città di Orvieto ma vengono contrastati nel loro intento dai
Filippeschí, ghibellini, di origine popolare.
Ha inizio un lungo periodo di lotte fra le due fazioni (ricordate anche da Dante
nella Divina Commedia) e nel 1235 le milizie bagnoresi partecipano a fianco dei
Monandeschi nella battaglia contro i Filippeschi.
La Cattività avignonese (1305-1377), così viene chiamata la permanenza del Papa
in Francia, favorisce l'anarchia e le azioni belliche nelle terre del
Patrimonio, divenute territori senza legge.
Nella seconda metà del XIII secolo i Monaldeschi consolidano il loro potere a
Orvieto e nel 1303 il conte Ugolino Monaldeschi riprende anche il dominio di
Bagnoregio come podestà.
Con il consenso del comune di Bagnoregio, nel 1318 la famiglia costruisce il
castello della Cervara.
Durante gli eventi bellici del 1316 verificatisi nello scontro tra Viterbo ed
Orvieto, i Bagnoresi ricevono consistenti aiuti in milizie e denaro dagli
alleati orvietani. Tre anni più tardi la nostra città è< impoverita, fiaccata,
stremata».
Tra il 1334 e il 1337 sotto la signoria di Ermanno, i Monaldeschi di Orvieto
raggiungono l'apice della loro potenza. Ma alla sua morte sorgono dissidi fra i
rami della stessa famiglia, ed i Cervareschi vinti (beffati) e cacciati da
Orvieto si ritirano nel territorio bagnorese, occupando Civita per alcuni anni
(1338).
Malattie e calamità naturali contribuiscono a rendere ancora più difficile la
vita dei poveri abitanti della città. Nel 1348 infuria in tutta Europa una
violenta epidemia di peste nera che anche nella nostra zona miete molte vittime
tra la popolazione. A Orvieto, dove muoiono i 9/10 degli abitanti, si contano
ben 500 vittime in un solo giorno. Un anno dopo un forte terremoto scuote le
case e le precarie pendici delle contrade di Civita, Mercato e Rota.
In questo periodo il nostro comune raggiunge un notevole prestigio e sviluppo
economico legato all'ínfluenza che il vescovo esercita sul vasto territorio
della diocesi, che si estende dal lago di Bolsena al Tevere; da Castiglione in
Teverina a Viterbo e Bomarzo (antica diocesi unita a quella di Bagnoregio nel
1015). Ma nel 1369 con l'istituzione della nuova diocesi di Montefiascone,
quella di Bagnoregio deve cedere i territori di Celleno, Castelfiorentino e La
Magione.
Intanto i Monaldeschi, divenuti ribelli alla Chiesa, si fanno sempre più
minacciosi della tranquillità e libertà comunale, finchè i Bagnoresi stanchi ed
esasperati, nel 1458, assalgono e distruggono il castello della Cervara loro
roccaforte e la Torricella (Vetriolo) dei Baglioni di Castel di Piero (S.
Michele in Teverina).
Conclusesi infine le lotte interne ne segue un certo periodo di pace, favorita
anche dalla riconciliazione tra i vari rami dei Monaldeschi (1467), nel 1494 le
truppe di Carlo VIII occupano Rota. Civita che si ribella è bombardata
dall'artiglieria per un giorno e una notte, poi messa a sacco con strage di
molti abitanti.
Dal rinascimento ai giorni nostri
Alla fine del XV secolo, dopo la sanguinosa incursione di Carlo VIII in Italia e
la fine delle lotte tra le varie fazioni per il dominio della città, si vanno
consolidando le premesse per un futuro migliore. Ma ben presto gli statuti
locali, che hanno garantito una certa libertà e giustizia, perdono gran parte
del loro valore. Anche l'autorità del podestà cede il posto a quella dei rettori
del Patrimonio, divenuti in alcuni casi veri e propri tiranni. È per questo
motivo che viene sollecitata presso la Santa Sede la nomina di un cardinale
governatore di Bagnoregio, il quale deve garantire maggiore giustizia.
Alessandro VI, che per ben due volte si trova a passare da Bagnoregio
(1493-1495), nomina quale governatore perpetuo il cardinale Bartolomeo Martini
(1496), il primo di una lunga serie di cardinali governatori, che termina il 20
maggio 1612 con la morte del cardinale Gregorio Petrocchini.
Nel 1540, sotto il governatore cardinale Antonio Pucci, un ospite illustre, Papa
Paolo III Farnese, visita la nostra città, accolto con grandi onori dalle
massime autorità locali e dalla popolazione tutta.
Un altro cardinale governatore, Giovanni Girolamo Albani (1585-1591) ci lascia,
quale perenne ricordo alla nostra città, la monumentale porta d'ingresso (Porta
Albana), attribuita al valente artista orvietano Ippolito Scalza (nel 1906 è
spostata di alcuni metri).
Nei secoli XVII e XVIII si consolida il potere dei Papi e non vi sono notevoli
avvenimenti storici; le vicende di Bagnoregio si confondono con quelle dello
Stato Pontificio. I soliti eventi calamitosi e passaggi di truppe contribuiscono
a rendere più dura la vita della popolazione, che già soffre per la fame e le
malattie.
Nel 1695 un terribile terremoto distrugge quasi interamente Bagnoregio e Civita,
causando 32 morti e 40 feriti. In seguito a tale evento, nel 1699, il vescovo si
trasferisce da Civita a Bagnoregio.
Nel 1744 le truppe spagnole, provenienti dall'Umbria, occupano Bagnoregio e si
hanno furti, violenze, carestie ed epidemie.
Tra il 1783 e il 1786 il territorio di Bagnoregio e della Teverina è invaso
dalle locuste che provocano una grave carestia con ripercussioni economiche ai
Bagnoresi, per debiti contratti per la disinfestazione e per l'acquisto di
generi alimentari.
La Rivoluzione francese porta anche in Italia quel vento di libertà che, nel
1798 (15 febbraio), determina la breve caduta del governo pontificio e al
nascita della Repubblica Romana.
I Francesi, come in altri comuni, affidano il governo della citta ad un edile e
piantano il cosiddetto <<albero della libertà>>. Confiscano i beni della Chiesa,
disprezzano la religione cattolica e perseguitano il clero.
Caduta la Repubblica Romana, l'amministrazione della città è retta da un governo
provvisorio capeggiato dal vescovo di Bagnoregio Cordella (2 luglio 1799).
Qualche anno dopo l'Europa è in mano a Napoleone che, fatto arrestare Pio VII (6
luglio 1809), occupa lo Stato Pontificio. Abolisce e riordina il patrimonio di
San Pietro in Tuscia, istituendo il dipartimento del Tevere e il Circondariato
di Viterbo, retto da un viceprefetto; sostituisce la magistratura comunale con
un Maire. I Francesi, come fecero già nel 1798, sequestrano i beni della Chiesa
(i conventi degli Agostiniani, dei Francescani e dei Cappuccini) e deportano
alcuni sacerdoti Bagnoresi che si rifiutano di prestare il giuramento di fedeltà
a Napoleone. Nel 1810 aboliscono perfino la diocesi di Bagnoregio ponendola alle
dipendenze di quella di Montefiascone. Di fatto però essa rimane autonoma e
amministrata dal vicario Francesco Corradini, nominato dal vescovo di Bagnoregio
Cordella. Il 17 maggio 1814 cade il regime napoleonico, ed i Francesi si
ritirano dallo Stato Pontificio; ritornano in patria i sacerdoti esiliati e si
costituisce il nuovo consiglio comunale (2 luglio 1814).
Con i moti del 1831 alcune avanguardie, oltrepassati i confini dello Stato
Pontificio, si spingono fino ad Acquapendente, S. Lorenzo e Castiglione in
Teverina. Ma gli eventi risorgimentali più significativi che portano alla fuga
di Pio IX e alla nascita della seconda Repubblica Romana, si hanno nel 1848.
Anche a Bagnoregio incominciano <<a prevalere le idee di libertà e uguaglianza>>
che consentono di eleggere la nuova giunta comunale composta da Luigi Venturini,
gonfaloniere, Vincenzo Gaddi, Nicola Mostarda, Cesare Vanazzottí e Pietro
Andolfi, anziani.
Nel 1861, alla proclamazione del Regno d'Italia, lo Stato Pontificio è ridotto
al solo Lazio. I Cacciatori del Tevere, comandati dal col. Masi, occupano
Orvieto, annettendola al Regno d'Italia (11 Settembre), poi liberano
Montefiascone, Bagnoregio (18 Settembre) e infine Viterbo (26 Settembre).
Durante questo breve periodo, Bagnoregio è retta da un governo provvisorio
presieduto da Vincenzo Gaddi, coadiuvato da Domenico-Alfonso Agosti e Giovanni
Golini. Il 7 Novembre i Francesi ríoccupano la città e nella circostanza il
presidente Gaddi tiene un comportamento eroico; si arrende solo davanti alle
baionette spianate, dopo aver consegnato al nemico e affisso a Bagnoregio un
documento di protesta.
Tra il 1860 e il 1870 Garibaldi e le Camicie Rosse operano il più consistente
tentativo di occupare Roma, e Bagnoregio nel 1867 è teatro di una gloriosa anche
se sfortunata operazione bellica.
Un primo gruppo di garibaldini, guidati da Giacomo Galliano e Girolamo Corsieri
di Castiglione in Teverina, il 28 settembre 1867 passa il confine dello Stato
Pontificio occupando Grotte S. Stefano e avanzando fino a Ronciglione. Da qui,
dopo uno scontro con i pontifici, le Camicie Rosse si ritirano per
ricongiungersi all'altro gruppo di volontari a Bagnoregio; nel frattempo altre
bande di garibaldini occupano Acquapendente, Farnese ed Ischia. Nell'alto
Viterbese, a San Lorenzo e Valentano si susseguono scontri e scaramucce a S.
Lorenzo e Valentano, che culminano poi nella battaglia di Bagnoregio del 5
ottobre 1867. Il primo scontro avviene presso i ruderi del castello della
Cervara e i volontari di Galliano si trovano ben presto circondati da forze
avversarie soverchianti. Quando la loro guida, tale Luigi di Celleno, riporta
l'ordine di ritirata non è più possibile sganciarsi dal nemico, solo parte dei
soldati riesce a retrocedere; gli altri cadono o sono catturati. La battaglia,
combattuta tra Poggio Scio (cimitero) e San Francesco, è favorevole ai pontífici
ed i garibaldini sono costretti ad abbandonare Bagnoregio lasciando sul terreno
13 morti, 57 feriti ed oltre 115 prigionieri. Nella cruenta battaglia perisce
anche l'eroe garibaldino Giuseppe Scoponi di Castiglione in Teverina. Dopo la
sconfitta subita da Garibaldi a Mentana, anche Viterbo e la sua provincia
vengono abbandonate dalle Camicie Rosse. Ma il 20 Settembre 1870, il generale
Cadorna marcia su Roma e dopo un breve scontro con i pontifici, attraverso la
«breccia» di Porta Pia, entra in città. Il plebiscito del 2 Ottobre decide
l'annessione di Roma e del Lazio al Regno d'Italia e la fine dello Stato
Pontificio. I risultati di tale plebiscito a Bagnoregio sono i seguenti:
iscritti 1228, votanti 975 di cui 972 «sì» e 3 «no», astenuti 253. Nel novembre
successivo è eletto il nuovo consiglio comunale ed il primo sindaco di
Bagnoregio, nella persona di Elìa Medori. All'indomani dell'Unità d'Italia, la
situazione nazionale non si presenta rosea. La Destra, che governa il paese fino
al 1876, per attuare il programma di sviluppo, impone pesanti imposte, e fra
queste, la famigerata tassa sul macinato che provoca malcontento tra la
popolazione, e alcune sommosse. L'economia èbasata sull'agricoltura che
incancrenita dai mali passati e presenti, giace in condizioni disastrose.
Viterbo è penalizzata e declassata al rango di circondario e sottoprefettura di
Roma, con il pretesto di essere stata roccaforte dello Stato Pontificio e di non
aver partecipato attivamente alle vicende risorgimentali. Questi sono anche gli
anni del brigantaggio: una schiera di malandrini terrorizza il Viterbese e la
Teverina
dove «operano» anche elementi locali, quali Andrea Pecci e Martino Gocciola di
Castel Cellesi e Giovanni Menichelli di Civitella D'Agliano. Il Pecci e il
Gocciola sono anche gli autori del sequestro a scopo di estorsione di Cosimo
Colesanti, possidente bagnorese, che frutta loro la considerevole somma di lire
13.700.
I contadini, non potendo ricavare il necessario per soddisfare i bisogni
primari, lavorano a mezzadria, nei pochi latifondi presenti, o sono costretti a
prendere la dura strada della Maremma. La maggior parte della popolazione
sopravvive di stenti, spesso soffre la fame, si nutre di pízza di granturco,
patate e cipolla; il pane è un alimento raro.
Tuttavia, nell'ultimo scorcio di secolo (1881-1901), si verifica un aumento di
popolazione di oltre 600 unità, da 3884 a 4500 anime, abbastanza considerevole
sia in rapporto ai periodi precedenti che futuri. Questo fenomeno fa ritenere
che in questi anni vi sia un certo sviluppo economico che favorisce la
situazione interna e l'immigrazione dai paesi vicini. Infatti, oltre
all'agricoltura, vi sono altre importanti attività: estrattive (cave di pietra,
tufo e pozzolana), artigianali e molti uffici pubblici che incoraggiano alcuni
avveduti cittadini a fondare, nel 1885, la Cassa di Risparmio di Bagnoregio (poi
fusa alla Cassa di Risparmio di Viterbo, divenutane filiale nel 1929).
Il XX secolo ha inizio all'insegna della tecnica e delle invenzioni
sensazionali, sulle strade di Bagnoregio incominciano a transitare le prime
automobili o carrozze senza cavalli, che suscitano molta curiosità e
ammirazione. I nuovi e più veloci mezzi di trasporto incontrano subito il favore
della gente e, il 12 Aprile 1909, è inaugurata la prima linea automobilistica
pubblica Viterbo-Bagnoregio-Orvieto della ditta I. Garbini di Viterbo. Due anni
dopo giunge in città anche la corrente elettrica a rischiarare le vie cittadine
e le case private. Ma, quando tutto sembrava avviato sulla strada del progresso,
lo spettro della guerra si abbatte sull'Italia. Scoppia la Prima Guerra Mondiale
(1915-1918). Durante il tremendo conflitto, un centinaio di giovani bagnoresi
muoiono tra le montagne e i fiumi delle Alpi Orientali, altri rimangono feriti.
Per onorare i valorosi soldati periti nella Grande Guerra, il 20 Agosto 1922 è
eretto un monumento in bronzo (raffigurante un soldato cieco) opera dello
scultore orvietano Paolo Pollidori (sostituito con l'attuale ara nel 1929) e
l'anno successivo viene realizzato il' parco della Rimembranza detto «Prato»
(1923).
Seguono gli anni dell'avventura fascista, il Regime sopprime tutte le
istituzioni democratiche che vengono sostituite dai gerarchi del partito. Anche
a Bagnoregio viene abolito il consiglio comunale e nominato Fabio Cruciani
Alibrandi podestà con ampi
poteri (1926-1932). Nello stesso anno (1926), in seguito al nuovo riordino
amministrativo, viene soppresso il comune di Castel Cellesi e incorporato come
frazione a quello di Bagnoregio. L'anno seguente anche Viterbo, staccata da
Roma, acquista l'autonomia e diventa nuova provincia.
Negli anni successivi si susseguono nella carica di podestà Luigi Colesanti
(1932-38), Giuseppe Rosati (1938-41); mentre Angelo Pettirossi (1941-42),
Alfonso d'Amelio Guacci e Rosario Pagano (1942) sono nominati commissari
prefettizi e Francesco Scaramucce (1942-43) sarà l'ultimo podestà di Bagnoregio.
Il Regime, nel quadro di una politica incentrata sulla costruzione di importanti
opere pubbliche, realizza a Bagnoregio, tra gli altri i seguenti lavori: il
nuovo ospedale civico di S. Antonio (1933); la ristrutturazione e l'ampliamento
di Via Roma; l'ammodernamento del Palazzo Cristofori, sede dell'asilo (1937); il
nuovo mattatoio (1942) e ovviamente la «casa del Fascio» (1942, Palazzo ex
cinema Enal).
Ma Mussolini persegue anche una politica militarista in linea con il regime
nazista di Hitler, che lo porta inevitabilmente verso la guerra, da lui stesso
dichiarata il 10 giugno 1940. «Oggi alle ore 16,30 è stata dichiarata la guerra
dell'Italia alla Francia e all'Inghilterra. Vedevo già nei sobborghi, mentre il
treno rallentava, capannelli di gente in ascolto, udivo il noto vociare alla
radio. Quando sono disceso alla stazione di S. Maria Novella, mi ha sorpreso il
silenzio: un silenzio grave, quasi lugubre». (B. Tecchi, Vigilia di guerra).
Nella seconda metà di settembre 1943 le truppe tedesche occupano Bagnoregio e
subito si formano reparti clandestini della Resistenza. (18 ottobre) «Reparti
delle S.S. tedesche sono venuti ieri con un camion da Orvieto. Ragazzotti sui
vent'anni, al comando di un sott'ufficiale, mutilato da una mano. Sono venuti
urlando e minacciando, hanno spianato in piazza i fucili contro la folla,
rincorso uomini e donne giù per i vicoli e fin dentro una cantina, hanno
sfondato le porte della caserma dei carabinieri, strappato & bandiera italiana,
malmenato il ritratto del Re». (Bonaventura Tecchi, Un'éstate in Campagna).
Dopo l'occupazione di Roma del 4 Giugno 1944 le forze alleate avanzano; l'8
giugno Bagnoregio viene bombardata, si hanno distruzioni e danni, tra cui una
vittima. Il giorno dopo, temendo altri bombardamenti aerei, la popolazione
abbandona il paese e si rifugia nelle campagne.
A causa dell'uccisione di due soldati tedeschi da parte dei Partigiani, i
Tedeschi effettuano gravi rappresaglie, e sparando all'impazzata, uccidono
Lorenzo Billonío e Giuseppe De Lungo; poi appiccano il fuoco alle case.
L'l 1 giugno, alle ore 9,00, truppe alleate angloamericane si affacciano a
Bagnoregio. Ai primi colpi di cannone degli alleati, risponde tutta
l'artiglieria dei Tedeschi, appostata presso il Palazzone e Trucinano; inizia un
nutrito fuoco di cannoni e mitragliatrici collocati a Civita e lungo il margine
del paese, che guarda le due valli, da S. Francesco Vecchio al Camposanto.
Il 13 giugno, alle primissime luci del mattino, gli Alleati entrano a Bagnoregio,
salendo la valle presso il convento dei Cappuccini, i Tedeschi si ritirano in
direzione di Orvieto, dopo aver distrutto interi edifici fuori del quartiere di
Porta Albana.
In questi giorni il questore di Roma Enrico Caruso, in fuga da Roma, è vittima
di un incidente stradale e ricoverato nell'ospedale di Bagnoregio. Riconosciuto
dai Partigiani tenta più volte la fuga ma gli viene impedita dal vicebrigadiere
dei C.C. Vittorio Crocoli, comandante della locale stazione. Più tardi il Caruso
è trasportato a Roma e fucilato.
Dopo l'ultima, accanita resistenza dei Tedeschi e gli ultimi combattimenti
presso la zona di S. Francesco Vecchio e di Villa Agosti, finalmente i Tedeschi
si ritirano e i primi camions degli alleati entrano a Bagnoregio, accolti da
tutta la popolazione in festa.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, Bagnoregio registra fra i suoi combattenti
circa 20 morti (oltre le 14 vittime della popolazione civile), circa 20 feriti e
40 dispersi e prigionieri. Dalla fine della guerra in poi è storia vissuta dalla
maggior parte della popolazione bagnorese, pertanto si ritiene opportuno
interrompere qui il lungo cammino della storia di Bagnoregio.
civita
Situata sulla cima di un colle
tra le vallate formate dai torrenti Chiaro e Torbido, Civita appare arroccata su
uno sperone di roccia sovrastando l' ampia conca increspata dai calanchi. Questo
isolamento é il risultato di una irrefrenabile erosione che vede lo sperone
tufaceo progressivamente assottigliarsi su un sottostante strato argilloso
anch'esso instabile poichè per la sua natura geologica é destinato a subire l'
azione erosiva degli agenti atmosferici che lo modellano nelle tipiche forme dei
calanchi - piccoli bacini delimitati da creste e pinnacoli creati dall' azione
dilavante della pioggia sull' argilla. Ma quando la città fu fondata dagli
Etruschi 2.500 anni fa circa, non era difficile da raggiungere e soprattutto era
situtata in una posizione molto difendibile.
Le più antiche tracce della presenza umana nell'area di Civita appartengono ad
epoche molto remote; testimonianze più consistenti su base archeologica ci
portano direttamente al periodo etrusco grazie alla necropoli ritrovata nella
rupe sottostante il belvedere di San Francesco Vecchio. Anche la cosidetta
grotta di San Bonaventura, dove si narra che S. Francesco guarì con un miracolo
il piccolo Giovanni Fidanza (S. Bonaventura), sembra fosse una tomba a camera
etrusca trasformata nel medioevo in capella per le orazioni. Dai pochi documenti
reperiti risulta che Civita di Bagnoregio e Bagnoregio fossero due contrade di
una stessa città che fino al XI sec.era denomineta Balneum Regis. La leggenda
vuole che a darle questo nome sia stato Desiderio, re de iLongobardi ( 756-774
DC),guarito da una grave malattia grazie alle acque termali presenti nella
città. Alcuni manufatti artistici sono giunti sino a noi a documentare la fase
longobarda alla quale mise fine Carlo Magno nel 774, resistuendo il territorio
al Pontefice. Da questa data Balneum Regis entra a far parte del dominio della
Chiesa anche se durante il periodo feudale, la città, con il suo atteggiamento
sempre ribelle eeripcolosamente forte, diventò un serio problema per il papato .
La signoria feudale cessa intorno alla metà del XXII secolo quando Bagnoregio si
costituisce libero comune. Tuttavia, come gli altri comuni italiani, vedrà la
sua autonomia minacciata dalle mire dell'Impero. La città viene occupata nel
1186 dal figlio di Federico Barbarossa, EnricoIV, che punta contro Orvieto.I
rapporti con Orvieto, caratterizzano l'intera storia medievale di Bagnoregio, ma
presentano un carattere costantemente ambiguo, dove questioni irrisolte causano
ostilità tra gli abitanti delle due città. E' inoltre fondamentale tener conto
del controllo che i Monaldeschi di Orvieto tentavano di stabilire su Bagnoregio
al fine di preservarla come presidio guelfo nel quadro degli scontri contro i
ghibellini di Viterbo. Il controllo esercitato da questa casata, in effetti, ben
presto si tramutò in effettivo dominio.
L'epilogo di questo esasperato periodo di soprappopolazionee sfruttamento si
compie nel 1457. La causa occasionale della rivalsa è costituita dalle evasioni
compiute dai Monaldeschi in campo amministrativo e fiscale a danno della
comunità. Poiché i Monaldeschi si disinteressarono completamente alla vicenda,
gli abitanti esasperati insorsero dando vita ad una violenta ribellione che
portò alla distruzione del castello della Cervara, dal quale, i Monaldeschi
avevano esercitato il loro potere per oltre un secolo. A ricordo di questi
eventi furono murati, al di sopra dell'area della Porta di Santa Maria due leoni
in pietra basaltica che tengono teste umane tra le loro zampe a ricordo della
vittoria del popolo di Civita.
Nell'ultimo decennio del XV sec. si rafforza il controllo della Chiesa sulla
città: inizia il "governo dei cardinali" i quali esercitavano il potere a mezzo
di luogotenenti. Questa stretta forma di controllo da parte della Chiesa
costituisce un pesante freno alle libertà comunali, che videro la loro fine
quando nel 1592 venne istituita la Congregazione del Buon Governo con lo scopo
di esercitare una stretta sorveglianza su ogni attività dei comuni.
Il ruolo cardine svolto da Civita nelle vicende storiche territoriali inizia la
sua parabola discendente dopo il terremoto del 1695, che provocando gravi danni
alle strade e agli edifici, costrinse molti abitanti a lasciare la città.
Il susseguirsi di altri terremoti con conseguenti frane e smottamenti che
rischiarono di far restare Civita completamente isolata, contribuì ad
incrementare il trasferimento della popolazione altrove, fino ad un quasi totale
abbandono.